Uno dei valori fondanti del Partito Democratico è la fiera consapevolezza di essere europei. Troppo spesso nel dibattito pubblico i temi europei sono lasciati in secondo piano o lasciati dileggiare da politici populisti e poco informati.
E’bene specificare che quando si parla di Unione Europea si parla di qualcosa che influenza la vita di ognuno di noi, infatti circa il 70% delle leggi italiane deriva da norme comunitarie.
Nei giorni scorsi il Consiglio dell’Unione Europea (dove siedono i Capi di Stato e di Governo) è giunto ad un accordo sul prossimo Quadro finanziario pluriennale (Qfp) che stabilisce le priorità di spesa a lungo termine per il periodo 2014-2020.
E'inutile nascondersi dietro a un dito: in un momento come questo in cui la risposta alla crisi non è meno Europa ma più Europa, il bilancio Ue è quello che può fare veramente la differenza. Tutti stanno oggi parlando della necessità di investire in crescita talvolta trascurando il fatto che questo può avvenire proprio attraverso gli interventi europei. La coesione territoriale, l'investimento in infrastrutture di ogni tipo, riuscire a vincere le sfide della ricerca e dell'innovazione,dare risposte ai milioni di disoccupati,in particolare ai giovani e alle donne: tutto ciò dipende dalla massa critica di investimenti mirati a rafforzare il mercato unico e i benefici per tutti i paesi e operatori che vi partecipano.Questo è anche l'unico modo per assicurare all'Europa la leadership nei settori chiave del futuro, in caso contrario il declino sarà inevitabile.
Certamente, oggi più che mai è necessario porre l'accento sulla qualità della spesa. Le istituzioni europee hanno intensificato gli sforzi per proteggere gli interessi finanziari dell'Unione e rendere ancora più trasparente il modo in cui i fondi vengono utilizzati.
Qualcuno direbbe: è tempo di ristrettezze per tutti. Ma questo non può e non deve applicarsi al bilancio Ue. In un momento in qui lo spazio di manovra dei bilanci nazionali è limitato a causa della crescita in calo e del debito eccessivo accumulato nel passato, esso rappresenta uno strumento essenziale essendo oggi l'unico in Europa ad avere una dimensione di medio e di lungo periodo e un focus sugli investimenti pubblici.
L’accordo raggiunto, pari a 960 miliardi di euro per il periodo 2014-2020 (l’1% del reddito nazionale lordo) non può essere considerato sufficiente. Infatti, pur essendo aumentati,rispetto all’esercizio precedente, a 450 miliardi gli investimenti per la crescita, le aspettative iniziali sono state smagrite.
La partita non è ancora conclusa visto che adesso toccherà al Parlamento Europeo, solitamente più sensibile sui temi comunitari rispetto ai Capi di Governo, esprimersi con una votazione sull’accordo concluso sul Bilancio.
Le principali resistenze a stanziare maggiori fondi per la crescita in Europa sono arrivate dai paesi a guida conservatrice: Germania, Regno Unito, Paesi Bassi, Austria e Finlandia.
Per questa ragione diventano ancora più di fondamentale importanza le elezioni politiche che il nostro paese si troverà ad affrontare di qui a pochi giorni, il 24 e 25 febbraio. E di straordinaria importanza è dare forza, nel nostro paese, a forze quali il Partito Democratico, europeista da sempre.
Serve un’Europa a guida progressista, quella immaginata dal Segretario Bersani insieme ai socialisti francesi del Presidente Hollande e ai socialdemocratici tedeschi. Solo così si potrà coniugare il rigore dei bilanci e la necessità di una vera giustizia sociale.
Niccolò Querci